Come riportati da salernitananews.it Igli Tare, direttore sportivo da quindici anni, nonché braccio destro di Claudio Lotito nella Lazio, l’ex attaccante venerdì scorso ha tenuto una lectio all’università Luiss di Roma con tema “evoluzione del diritto sportivo e dei profili economico-finanziari delle società“, nell’ambito del corso “Il giurista entra in campo” tenuto dall’ex calciatore granata, oggi avvocato, Gugliemo Stendardo.

L’ingresso dei fondi internazionali nel mondo del calcio è una nota stonata secondo Igli Tare, legato alla “vecchia scuola” e alle proprietà “a conduzione familiare”, a detta sua più legate alla città e ai tifosi: “Sono rimaste quattro proprietà familiari, Udinese, Atalanta (che oggi ha venduto quote), Lazio e Napoli. Io sono più per questa gestione, le multinazionali hanno solo interesse commerciale e si perde il bello del calcio: la passione, l’amore. Quei fondi lavorano con gli algoritmi e non vogliono più sapere della storia della squadra e della città. Io sono un fan della vecchia scuola”. Molto critico Igli Tare sugli ultimi sviluppi del mondo del calcio, dall’introduzione della Conference League e i ritmi altissimi che i calciatori devono sostenere: “Penso all’opposto rispetto a ciò che vedo accadere. Stiamo guidando una Ferrari che prima o poi si schianterà. Nel calcio si inventano competizioni inutili come la Conference League, che chiamo competizione dei perdenti, o l’Europa League, non hanno alcun valore per introiti che producono. Inventiamo competizioni in più, anche la Nations League con i nazionali e i calciatori diventano robot. Giochiamo ogni due giorni e mezzo ormai e i calciatori non riescono a recuperare, non è umano. Per generare più introiti, generiamo più problemi. Il calcio ha preso la strada sbagliata”. Continua il diesse“Oggi il calcio è una professione molto veloce. Cosa manca? Dei dirigenti aziendalisti, per il fatto che la durata dei contratti varia troppo. Prendete me, sono uno dei dirigenti più anziano in attività in serie A, questo è il mio quindicesimo anno alla Lazio. Ho la fortuna di lavorare con una società con una gestione virtuosa. Oggi ci sono società, anche di prima fascia, come Juve, Roma, Milan, Inter, che tecnicamente sono fallite ma vengono tenute in vita dal fatto che il sistema ne ha bisogno. È molto importante avere nella società una gestione di lungo termine con progetti importanti per vedere il bene della società. Ruolo di dirigente sportivo è rilevante, non hai potere di decidere il destino fino a quando non arrivano dei momenti cruciali nei contratti dei calciatori. Anche se sei legato da un contratto devi avere possibilità di andare altrove, per noi dirigenti più si va avanti più le cose si complicano, il calcio ha bisogno di introiti, perché è un indotto che genera solo debiti. Grazie a grandi introiti, questo ti fa adeguare a tutto questo sviluppo, noi dirigenti possiamo solo svolgere il lavoro per il bene della società ma soprattutto con costi minori possibili”.

FONTE: SALERNITANANEWS.IT